Maternità quanto ci costi? di Caterina Della Torre
Ma davvero la maternità costa alle aziende? Lo chiediamo A Simona Cuomo
Dal bel libro compilato a consuntivo di una ricerca dell’Osservatorio sul Diversity Management della sda Bocconi, da un drappello di ricercatrici e coordinato da Simona Cuomo e Adele Mapelli, si riceve l’impressione che quello vedere la maternità come limitante alla carriera femminile sia un ”non problema” risolvibile con una migliore organizzazione aziendale ed una maggiore trasparenza nei rapporti tra il datore di lavoro e il dipendente donna.
Nel testo vengono riportati validi documentazioni e dati che possono rendere ragione o meno di quello che sembra essere solo uno stereotipo sociale diffuso. La ricerca, portata avanti tra il 2008 ed il 2009, è stata finanziata da grandi aziende come Eni e Nestl e istituzioni come la Regione del Veneto.
Abbiamo voluto intervistare una delle coordinatrici del libro, Simona Cuomo. Ricercatrice quarantaduenne della Bocconi, milanese, è madre di tre figli uno di 16 uno di dodici e uno di due. Ha studiato alla Cattolica e Alla Statale prima psicologia e poi economia. Ora coordina dell’Osservatorio sul Diversity Management della sda Bocconi.
Perché questo libro?
Perché il tema della maternità un tema critico. Di punta e non ancora risolto. Negli imcontri fatti con le aziende con cui lavoriamo, i responsabili RU hanno detto che la maternità un costo per l’organizzazione. Stufe di sentirci dire sempre queste obiezioni abbiamo pensato di accertare sulla carta quanto relamente costasse la maternità con una ricerca strutturata per superare o meno lo streotipo. Volevamo alimentare un dibattito che trovasse delle confutazioni su un piano pratico ed oggettivo.
Crede davvero che riuscendo a convincere le aziende, gli stereotipi di genere verranno abbattuti?
Una ricerca non basta ma serve a smuovere l’opinione pubblica. Non serve a generare un cambiamento immediato ma almeno aiuta a riflettere generando un’azione positiva.
Non crede che in Italia la maternità sia troppo protetta? O è questo che volete dimostrare nel libro? Che non lo è tanto da motivare l’ostracismo delle aziende nei riguardi delle donne?
Anche parlare di protezione è uno stereotipo. Il nostro congedo di maternità è assolutamente inferiore al congedo parentale che viene garantito in altri paesi. E questo lo dimostriamo con cifre e non a parole.
Ciò che rovina i rapporti tra azienda e dipendente donna è l’atteggiamento che la donna assume nei riguardi del lavoro una volta diventata madre quando poi il suo “problema” non viene coadiuvato ed aiutato dall’organizzazione aziendale.
Meglio più servizi o minore rigidità lavorativa?
Il nostro mondo del lavoro ha una struttura ancora antica, di quando le donne ancora non lavoravano. Taglia fuori, cioè, una fetta di esigenze di una parte della popolazione attiva oggigiorno è altissima. Il risultato è che spesso si lavora tanto per produrre poco.
Struttura lavorativa è maschilista quindi?
Il maschilismo è tuttora imperante ma credo o mi auguro che mia figlia non lo conosca. Mi auspico anche che il livello culturale aumenti, visto che ancora è molto basso. Riuscire ad introdurre il congedo parentale per i padri sarebbe già una buonissima cosa, come accade in altri paesi e senza che il padre si senta sminuito nel suo ruolo parentale.
E’ necessario un supporto alle donne prima durante e dopo la maternità? Che ne pensa del coaching rivolto alle donne?
Dipende dalla donna e dal ruolo aziendale che ricopre. Io faccio coaching da anni, ma non è uno dei servizi più richiesti nemeno dalle aziende in caso di supporto alla maternità.
Proporre il cosching alle donne dove non esiste niente altro a queste l’impresssione di non essere supportate sufficientemente. Forse uno sportello d’ascolto esterno sarebbe già un buon aiuto.
Ma il coaching non è uno strumento che mi risolve il problema, cioè quello della conciliazione.
Conclusione?
Smettiamola di lamentarci e cerchiamo di diventare propositive nei riguardi delle aziende. Studiamo degli strumenti concreti che servano a scalzare lo stereotipo dominante che se una donna lavora non può accudire ai propri figli. Adesso l’ obiettivo deve essere ”pesare” per riuscire a cambiare le cose.
Tag: Maternità
